73° rgt. f.arr.

Un po’ in ritardo … scopro che …

Domenica, 29 Agosto 2004

Oggi la Fanteria in festa

Arzene

Festa della bandiera del 73° Reggimento Fanteria d’Arresto “Lombardia”. Oggi alle 10, in Piazza Municipio, si svolgerà l’appuntamento annuale con il disciolto 73°, che da 1963 al 1986, aveva sede nell’ex caserma “Tagliamento”. Alle 11.00, la funzione religiosa e a seguire la deposizione di una corona al Monumento dei Caduti, nel piazzale antistante la chiesa. Presenti numerosi ex fanti d’arresto che giungeranno oltre che dai Comuni limitrofi anche da tutto il Friuli e dal vicino Veneto. Il reggimento è stato per tanti anni un elemento fondamentale del paese. “Non va dimenticato il contributo di tutti i giovani che hanno fatto parte del glorioso Reggimento Lombardia nè di coloro che hanno operato in armi, anche in periodi di alta tensione come quello della Guerra Fredda – ha sottolineato il sindaco Scodellaro – con il loro impegno hanno garantito la nostra sicurezza e quella di tutta la Nazione. Grazie da parte di tutta la comunità arzenese”.

tratto da: Il Gazzettino

Probabilmente organizzato dall’Ass. Fanti d’Arresto ???
Ma perchè non viene pubblicizzato il tutto con un po’ più di enfasi ???

Logica del Kaizen

La prima volta che ho sentito parlare di Kaizen è stata la scorsa settimana: nella mia azienda si sta organizzando tale approccio per la gestione.


Kaizen è un termine giapponese che indica la filosofia del continuo e costante miglioramento ed ha avuto notorietà grazie al suo utilizzo anche nel mondo industriale (p.e. è stato applicato, con successo, dalla Toyota, dalla Porche e dalla Ducati).
Il segreto del successo dell’industria giapponese si dice sia dovuto alla loro capacità di copiare i punti di forza degli innovatori e di migliorare tutto il resto.


Ogni giorno ci confrontiamo con il mondo esterno e prendiamo delle decisioni che producono dei risultati che soddisfano o meno le nostre aspettative.
Impegnarsi nel Kaizen significa effettuare piccoli e costanti aggiustamenti per avvicinarci sempre di più alla nostra meta, invece di ripartire con un altro approccio.


Cosa altro dice il metodo Kaizen?
Che la meta non è un punto d’arrivo oltre il quale c’è il nulla.
A guardare bene la nostra esperienza del mondo scopriamo che la nostra capacità di migliorarci è infinita: che ogni giorno possiamo fare una nuova, piccola distinzione che ha il potere di farci vivere in maniera migliore e contribuire al successo della collettività in cui siamo inseriti.


Certo, la filosofia Kaizen non è il “toccasana” per ogni cosa. A volte, quando la dipendenza da un percorso ci porta troppo lontani dal risultato che vogliamo ottenere è opportuno distruggere il modello creato ed imparare a pensare lateralmente per escogitare soluzioni totalmente differenti.
Ma anche questa capacità di applicare o meno il Kaizen segue la logica Kaizen.


Impegnarsi nel Kaizen ci aiuta ogni volta a non cercare di reinventare la ruota, ma a modellare la nostra esperienza su quella di chi ha avuto successo nel campo in cui intendiamo applicarci, ricordando però che occorre essere sempre se stessi, liberi da ogni condizionamento.


Sarà poi tutto vero?







Per gli interessati …

Organizzato da:

Associazione Nazionale “Cacciatori delle Alpi”
Via Silvio Pellico n° 18 – 33043 Cividale del Friuli
Fax 0432774583 – cell : 3343212918
e-mail:
[email protected]
internet: www.cacciatoridellealpi.com

 

18 – 19 settembre 2004
Cividale del Friuli

40a ricorrenza dell’insediamento del 52° Fanteria “ALPI” in Friuli al presidio delle opere fortificate a difesa del confine orientale.
—-
92° anniversario della Battaglia di Sidi Bilal
(20 settembre 1912)
Festa di Corpo del 52° “ALPI”

 

Sabato 18 settembre 2004

 

Ore 10:00 – 16:00
Annullo speciale filatelico su cartoline commemorative

 

Ore 17:00
Inaugurazione Mostra Storico-Militare

 

Ore 18:00
Intrattenimento musicale

 

 

 

Domenica 19 settembre 2004

 

Ore 10:00
Alzabandiera in Piazza Duomo

 

Ore 10:30
Monumento ai Caduti: deposizione corona d’alloro – Onori ai Caduti

 

Ore 10:45
Santa Messa in memoria di donna Erika Garibaldi

Ore 11:15
Discorsi ufficiali

 

Ore 11:45
Sfilata

 

Ore 12:30
Ritrovo conviviale presso il Convitto Nazionale Paolo Diacono (con prenotazione)

Ore 19:00
Ammainabandiera

 
Con la partecipazione della Filarmonica “La Garibaldina” di Claino-Barclaino-Osteno (Como)

Ovvio che non è un obbligo … ma i visitatori possono scrivere la loro opinione, se lo desiderano, semplicemente facendo clic su “commenti” … detto soprattutto per chi non frequenta tantissimo i blog, un po’ come me.

Ah, in generale, l’opinione altrui mi è molto gradita

Considerazioni

Guerre, attentati, rapimenti, sequestri, terrore: questo è quello che tutti noi leggiamo, tutti i giorni, in ogni quotidiano o sentiamo, anche se non vogliamo, da qualunque telegiornale.
Ognuno di noi ha una sua propria idea di quello che è successo e che succederà, ma una cosa penso ci accomuni tutti: lo sdegno per quello che sta succedendo.

Come molti di noi, ascolto, seguo e penso: le immagini di inermi persone straziate mi riempiono d’orrore. Gli occhi dilatati e atterriti dei bambini di Beslan sono scene che penso farò fatica a dimenticare, come purtroppo tante altre, del resto.
I cosiddetti “kamikaze” (definizione, usata comunemente, sulla quale discordo … attenzione, i soldati nipponici della 2^ g.m. erano tutt’altra cosa … non si gettavano su inermi bambini!) sono il segno della più nera disperazione: chi compie atti così inumani vuol dire che non ha nulla da perdere.
E tutto l’oriente ha, oggi, poco da perdere e tutto, o quasi, da guadagnare.
Viceversa, l’occidente ha quasi tutto da perdere: ad esempio, sicurezza e stile di vita.
L’attuale politica mondiale in tal senso poi, un po’ mi disorienta: anche qui, comunque, ascolto, seguo, medito.
E spero.

Motivi di un blog …

Mi presento.
Sono Maurizio e sono nato nel 1963.
Ho svolto il mio servizio militare di leva nella Fanteria d’Arresto.
Ma perchè darvi il nome del blog …


Semplice.


Un giorno, circa un annetto fa, ero in auto con un mio collega, lui allora abbastanza nuovo dell’Azienda per la quale io, invece, lavoro da un bel po’ d’anni (quest’anno sono 20!). Stavamo andando da Verona, dove risiedo e lavoro, a Vasto (Ch) poichè un nostro nuovo fornitore aveva combinato un grosso problema: una fornitura non era secondo standard, addirittura di sicurezza … e il Cliente era ed è il più grosso dell’Abruzzo.
Fatto sta che partimmo, mattinieri, per arrivare sul posto, consci che dovevamo “subire” per poi correre ai ripari e, giustamente, rimediare a ciò che prima per errore non era stato fatto.


Nel tragitto, ovviamente, si parlò un po’ di tutto, come sempre si fa: del lavoro, di esperienze passate, della famiglia e di tanti altri argomenti.
Per caso, il discorso andò sui militari, sorpassandone una colonna di camion in autostrada.
“Dove hai fatto il militare?”, chiesi.
“Eh …” rispose: “… ero in un reparto strano, che ora non esiste più”.
“E cos’era?”, domandai incuriosito.
Guardandomi, rispose: “Era la Fanteria d’Arresto. Non so se la conosci …”.
Immediatamente replicai: “Eccone un altro: anch’io lo ero! Ero a Ipplis al 120°”.
“Nooo … io ero a Latisana al 73°, ma feci un corso a Ipplis” continuò, “eravate proprio sul confine, molto vicini …”.
E poi il discorso continuò per un po’ sui toni del “io facevo, io ero, la sera andavamo, ci siamo divertiti un sacco …”, per poi passare ad altro.


La sua frase iniziale, devo dire, mi aveva lasciato un po’ perplesso; nei giorni successivi mi accorsi che ci pensavo e mi chiedevo: “Ma guarda, uno per dire dove ha fatto il militare usa la frase IN UN REPARTO STRANO (l’ho fatto strano, alla Gerini-Verdone)”.
E ho pensato che non era possibile, che ‘sta STRANA SPECIALITA’ aveva le stesse dignità di tante altre più “blasonate” (ad esempio i paracadutisti o i lagunari).


Evidentemente, nella mia testolina comunque ne albergava il pensiero, ma pensai di fare qualcosa per far conoscere ‘sta strana specialità, appunto, dei Fanti d’Arresto.
A tal scopo, tanto per iniziare, cominciai a fare delle ricerche in Internet.


Trovai un paio di siti e messaggi su forum di altri interessati a informazioni: allora non ero il solo!
I siti che trovai furono quelli del 52° Alpi e quello degli Alpini (Vecio.it). Poi trovai anche dei messaggi del forum dei Carristi (FerreaMole).


E ancora, utilizzando il mitico “Google”, trovai anche un messaggio di una persona che, come me, era stata proprio a Ipplis nel 120° battaglione fanteria d’arresto “Fornovo”: provai a scrivergli e … magia, mi rispose!
E via via ne sono arrivati altri: uno risiede, ora, in Australia!


Ecco, non ero veramente più il solo: col tempo, decisi, avrei costruito qualcosa che “ricordasse” che ci siamo stati anche noi e che servisse per parlare di un periodo storico (quello italiano dal 1950 al 1990 circa … insomma il periodo indicato, normalmente, come quello della Guerra Fredda).
Ci riuscirò?


L’argomento è rimasto per molto tempo “in soffitta”, di alcuni argomenti si fa fatica a parlare e a trovare informazioni ma, recentemente, qualcosa si è mosso ed è uscita una pubblicazione storica che parla anche di questo argomento: un inizio.


Altri, molto più preparati di me, stanno già facendo un’accurata disamina storica dell’argomento: a loro, da parte mia, un grosso grazie e un grosso augurio per il loro lavoro.


















L i n k

Per chi è interessato all’argomento principale, un riferimento ai siti che già se ne occupano:

REPARTI D’ARRESTO

Cacciatori delle Alpi Ass. Naz. Cacciatori delle Alpi – La Fanteria d’Arresto dei Cacciatori
Alpini d’ArrestoVecio.it – La sezione “Alpini d’Arresto
Dignano Il Ponte di Dignano – Da Ferreamole.it: descrizione di un’opera … “superstite”

PCO (Posto Comando Osservazione) e la sua postazione M (mitragliatrice) a protezione.

To whom it may concern,
Due to the current financial crisis facing the world at the moment,
the light at the end of the tunnel will be switched off to save on
electricity costs, until further notice …

Sincerely,

God

Le case chiuse


Tornano d’attualità le case chiuse.



Un giornalista pensa di fare un articolo sull’argomento intervistando un’anziana ex maitresse di quello che era stato uno dei più frequentati ed eleganti casini di Milano.
– Ah bei tempi quelli… – dice la maitresse – avevo al mio servizio 20 bellissime ragazze e come clienti avevamo i più bei nomi della società, persone che hanno dato lustro al paese!
– Perbacco… – esclama il giornalista – non potrebbe rivelarmi qualche nome?
– Beh, visto che è passato tanto tempo, penso non ci sia niente di male. C’era quello dei panettoni, sa quello famoso…
– Allude forse al Cav. Motta?
– Proprio lui, un gran signore, pensi che quando veniva si presentava sempre con panettoni per tutti!
E poi? Ci
sveli qualche altro personaggio…
– Beh, c’era
l’avvocato!
– L’avvocato? Vuol dire l’avvocato Gianni Agnelli per caso?
– Proprio lui – conferma la donna – era uno spilorcio, ci portava delle automobiline, non vere ma modellini e voleva anche lo sconto con la scusa che la ditta era in difficoltà!
E poi? C’erano altri Vip?
– Certo – conferma la donna – c’era tutti i giorni il Cavaliere!
– Il Cavaliere? Ma non intenderà mica Berlusconi per caso?
– Certo, certo, proprio lui!
– Ma non può essere, a quei tempi Berlusconi era un bambino, sicuramente si sbaglia…
La donna ribadisce:
– Niente affatto… era proprio lui, veniva tutti i giorni, si mangiava i panettoni, giocava con le automobiline e poi, quando la sua mamma aveva finito il turno se lo riportava a casa!


















La logica vincente delle formiche

Cosa lega le colonie di formiche, il videogame SimCity, lo sviluppo urbano, il cervello umano e l’economia?


Qualche aiuto ci può venire da Steven Johnson, apprezzato divulgatore scientifico, che nel saggio La nuova scienza dei sistemi emergenti, edito da Garzanti, descrive un movimento nato venti anni fa con l’istituzione del famoso Santa Fe Institute (fondato nel 1984 nel New Mexico), ovvero l’emergentismo.



Per illustrarlo, si può ricorrere all’esempio con cui Johnson apre il suo libro: le colonie di formiche. Diversamente da quanto tramandato dalla cultura popolare, questi insetti non modellano il loro comportamento secondo un sistema gerarchico e autoritario, ma secondo un movimento che in gergo si definisce bottom-up , ossia dal basso verso l’alto. Ciò nonostante, essi riescono ad avere comportamenti globali straordinariamente intelligenti.


Uno dei principali mezzi di comunicazione usati dalle formiche è la secrezione di sostanze chimiche note come feromoni, tramite le quali esse dimostrano “la misteriosa e inquietante capacità” – per dirla con Johnson – di calcolare il percorso più breve verso diverse fonti di cibo. Per far ciò le formiche non rispondono a una fonte di controllo centrale, non eseguono gli ordini di una regina, ma si muovono secondo una “logica di sciame”: un gruppo di esploratrici parte alla ricerca di cibo e quando l’hanno trovato, lasciano lungo la strada di ritorno verso il formicaio uno strato di feromone che sarà più o meno spesso a seconda della lunghezza del tragitto. Ma la quantità di feromone a disposizione di ogni individuo è limitata, e dunque va usato con “oculatezza”. Poiché le formiche esploratrici sono migliaia, in breve lo sciame avrà a disposizione un vero sistema di “autostrade del cibo”, più o meno segnalate dalla quantità di feromone.


L’aspetto più interessante di questo fenomeno è che una singola formica non sarebbe in grado di raggiungere un simile risultato: un insieme di formiche, invece, è capace di auto organizzarsi e di interagire a livello individuale per dare luogo a un comportamento collettivo complesso.


Questo comportamento è ciò che si definisce un fenomeno “emergente”.


L’idea fondamentale dell’emergentismo – noto anche come “fisicalismo non-riduzionista” – è che un sistema di agenti locali è in grado di produrre comportamenti globali senza il bisogno di alcuna autorità centrale e che tali comportamenti non sono né predicibili né spiegabili sulla base delle proprietà dei singoli componenti del sistema. A questa concezione si oppongono i “riduzionisti”, secondo i quali ogni fenomeno è spiegabile in termini di proprietà dei suoi componenti.


L’emergenza si può riferire a fenomeni appartenenti ad ambiti molto diversi.


Economia, sociologia, psicologia, mezzi di comunicazione, progettazione di videogame sono accomunati da dinamiche proprie della “logica dello sciame”, per effetto della quale comportamenti molto complessi e articolati possono essere generati dall’interazione locale di componenti molto semplici.


Un esempio è offerto dall’organizzazione aziendale.


Alcune industrie specializzate nell’hi-tech, come la Sun Microsystem, la casa di software australiana TCG e il gruppo taiwanese Acer, hanno sperimentato, con risultati soddisfacenti, tecniche emergenti nella gestione del loro personale, sostituendo le strutture a dipartimenti e dirigenze gerarchiche con una rete di piccole unità composte da una decina di persone, che possono riunirsi in gruppi e porsi dei traguardi senza dover ricorrere alla guida di un capo.


Queste “organizzazioni emergenti” hanno dimostrato di saper essere “innovatori brillanti, e tendono a essere più adattabili ai cambiamenti improvvisi rispetto ai rigidi modelli gerarchici”.


Johnson, inoltre, osserva come l’emergentismo stia vivendo una fase decisiva della sua storia.


Dopo una prima fase in cui alcuni pionieri hanno tentato di capire “la forza dell’auto organizzazione” e una seconda in cui il suo studio è assurto a disciplina a sé, a partire dagli anni Novanta “abbiamo smesso di analizzare l’emergenza e abbiamo iniziato a crearla. Abbiamo costruito sistemi auto-organizzanti nelle applicazioni software, nei videogiochi, nell’arte e nella musica”.


Questa nuova fase dell’emergentismo presenta un aspetto davvero affascinante sotto il profilo sia filosofico sia metodologico: lo “stare a guardare”.


I sistemi emergenti che si stanno costruendo, infatti, escludono quella capacità di controllo che è tipica dell’approccio scientifico moderno. Bisogna costruirli, lasciare interagire localmente i loro componenti e stare a vedere cosa accade.


Questo è particolarmente evidente, ad esempio, nei videogichi di ultima generazione. Mentre i videogame degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta erano fondati sul controllo totale del giocatore, su personaggi fissi e ripetitivi, su regole semplici e chiare e ambienti chiusi e ben definiti (basti pensare a Pacman o Quake), quelli attuali sono concepiti su principi opposti.


In SimCity o in The Sims (dove può essere simulata la vita di un piccolo quartiere di una città) il gioco può essere controllato solo “da lontano”. Si fanno le proprie scelte e si sta a vedere vede quello che succede: il giocatore, in continua evoluzione, può fare la corte a un personaggio virtuale, ma l’esito di questo approccio non è scontato e dipende da molti fattori indipendenti da lui. Oppure, nel caso di SimCity , il cui giocatore ha la possibilità di progettare lo sviluppo di una città, può capitare di costruire un parco in un “quartiere bene” e vedere poi quest’ultimo trasformarsi in un covo della microcriminalità notturna. A somiglianza di quello che può succedere nella vita reale …


Fin dalla sua nascita all’emergentismo non sono state lesinate le critiche, soprattutto da parte dei “riduzionisti”, che negli ultimi anni ne hanno messo in discussione la capacità di descrivere alcuni complessi fenomeni del mondo umano o naturale. È difficile dire quale sarà l’esito di questa disputa. Per il momento non rimane che avere pazienza e “stare a vedere”.


E magari scopriremo ancora una volta, come profetizza Johnson, che “le formiche ci avranno preceduto”.